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I nodi al pettine |
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di Fosco Giannini |
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Impressionanti sono gli ultimi dati forniti in questi giorni dall’ISTAT in relazione al mondo del lavoro in Italia: una vera e propria “passata” di carta vetrata sulla falsa pelle vellutata con la quale il governo Berlusconi ha nascosto la crisi economica e le condizioni di vita della classe operaia e dell’intero mondo dei salariati e degli stipendiati.
L’ISTAT ci dice oggi che, ormai, i disoccupati, in Italia, oltrepassano di parecchio i due milioni. E andiamo, concettualmente, al di là dei numeri: oltre due milioni di persone in carne ed ossa ( e, per superare la tautologia gramsciana, in spirito) con nomi e cognomi, vita, angoscia e grandi ristrettezze personali che, alla fine del mese, non percepiscono un euro per sopravvivere, rischiando di aggiungersi da un giorno all’altro a quell’area di sette milioni e mezzo di persone già socialmente collocate sotto il livello della miseria.
Ma l’ISTAT va avanti impietosamente: tra i due milioni di disoccupati una gran parte sono giovani, che possono vivere solo grazie a quella che appare davvero essere l’ultima fase del “welfare familiare”, nel senso che anche l’aiuto delle famiglie ai figli e ai nipoti appare agli sgoccioli, sia dal punto di vista temporale che da quello strettamente economico. Leggi tutto |
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Ancora una volta gli operai e i lavoratori sono dovuti andare a bussare alla porta del Governo per avere risposte, che ovviamente non ci sono. Il 2 Febbraio i lavoratori sardi e veneti dell’Alcoa sono stati sotto il Parlamento (video a sinistra) per difendere il proprio posto di lavoro e reclamare i propri diritti. Nel video di destra invece troverete alcune riprese della Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori organizzata il 30 e 31 gennaio a Torino da Rifondazione Comunista. PdCITv ha intervistato il prof. Luciano Gallino (Sociologo), Paolo Ferrero (Segretario nazionale PRC), Francesco Piobbichi (Partito Sociale PRC), Erminia Emprin (Direzione nazionale PRC) ed Adelaide Coletti (Forum Donne PRC). |
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L'Ilva, il lavoro e la morte la strage non si racconta |
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di Ornella Bellucci |
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L'ultima volta che a Taranto si è parlato pubblicamente di morti sul lavoro è stato il 12 giugno scorso. In piazza Garibaldi, per iniziativa dell'associazione che da quella data prende il nome, in memoria di Paolo Franco e Pasquale D'Ettorre, operai caduti all'Ilva lo stesso giorno dello stesso mese del 2003. Avevano poco più di vent'anni quando sono stati sepolti dal braccio di una gru nei parchi minerali. Per loro quella piazza, simbolo della reazione civile alla routine di morti e infortuni in fabbrica, applaude: tre minuti di mani che si sfregano, piccole e grandi. Poi le parole di Fabrizia Ramondino, intellettuale scomparsa un anno fa. Leggi tutto |
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I metalmeccanici USA sfidano i piani di ristrutturazione della Fiat |
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di Martha Grevatt |
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L'11 gennaio il Salone Internazionale dell'auto di Detroit ha aperto i battenti ai media. Fuori il Cobo Center un picchetto di lavoratori metalmeccanici hanno manifestato distraendo gli sguardi dalle luci e dal glamour dell'evento al canto "A job is a right! We’re going to fight, fight, fight!" [Il lavoro è un diritto! Stiamo andando a combattere, combattere, combattere!]. Ovviamente le loro preoccupazioni sono state del tutte ignorate negli sproloqui dei dirigenti d'industria. Leggi tutto |
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Fiat: lezione pratica di imperialismo |
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Il 1° febbraio 2010 la FIAT si è ufficialmente impossessata della fabbrica auto Zastava a Kragujevac (Serbia), che d'ora in avanti dovrebbe chiamarsi Fiat Auto Serbia. Rajka Veljovic, dell'ufficio adozioni a distanza del Sindacato “Samostalni” ci ha descritto una situazione drammatica. La FIAT ha mantenuto in produzione, con contratto a tempo determinato di due mesi, 500 operai e con contratto di tre mesi 100 impiegati. Sul contratto non è indicato l’ammontare del salario. I giornali Novosti e Politika ipotizzano oggi che il salario medio sarà di 250 euro. Gli altri lavoratori, oltre 2000, sono fuori dalla fabbrica e per loro si è genericamente parlato di cassa integrazione, ma al momento senza alcuna precisazione. Leggi tutto |
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Disoccupazione . In Europa è salita al 10%. Reso noto il rapporto dell'Eurostat. La situazione peggiore è in Lettonia e Spagna. In Italia è l'8,5% |
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A dicembre 2009 il tasso di disoccupazione della zona euro, corretto dei fattori stagionali, si è attestato sul 10,0%, in leggero aumento rispetto al 9,9% del mese di novembre. Nel dicembre del 2008 era all'8,2%. Nei Ventisette il tasso di disoccupazione di dicembre è stato del 9,6%, anche un questo caso con un leggero aumento rispetto al 9,5% del mese precedente. Un anno prima, nel dicembre 2008, era al 7,6%. Lo riferisce oggi l'Eurostat, l'Ufficio statistico delle Comunità europee, sottolineando che quello di dicembre è il tasso di disoccupazione più alto fin dall'agosto 1998 per l'area dell'euro, e fin dal gennaio del 2000 per l'Ue nel suo complesso. Secondo le stime Eurostat, 23,012 milioni di persone nell'Ue a 27, di cui 15,763 milioni nell'eurozona, erano senza lavoro a dicembre. Rispetto a novembre 2009, il numero dei disoccupati è aumentato di 163.000 unità nell'Ue a 27, e di 87.000 unità nell'area dell'euro. Leggi tutto |
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Precarietà e morti sul lavoro - Convegno nazionale  |
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Guarda la locandina |
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Quello che vi proponiamo è un documento video di 30 minuti, realizzato da InsuTv, la telestreet dei movimenti napoletani. Nonostante la lunghezza del video, ve ne proponiamo la visione perchè è molto bello e ripercorre, attraverso le immagini e i racconti dei protagonisti, quei terribili giorni di discriminazioni e di vera e propria caccia al nero. Per riascoltare le ragioni della ribellione contro la violenza e l'apartheid... |
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Care compagne e cari compagni, l'Associazione “ Marx XXI “, dopo la presentazione del 19 dicembre scorso a Roma (di cui potete trovare i materiali ed i video nel box in alto a destra nel sito), sta muovendo i primi passi e inizia a radicarsi attraverso iniziative importanti sui territori, forte della spinta delle prime, riuscite, assemblee tenute a Milano ed Ancona. Vi invitiamo a prendere visione della Carta Costitutiva dell'Associazione, in cui sono enunciati i principi politico-culturali dell'Associazione e del suo Statuto. |
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dalla Carta Costitutiva Veniamo da una tradizione che ha sempre inteso la cultura come elemento decisivo della crescita civile e del progresso sociale, pilastro della democrazia, nei termini indicati dai nostri padri costituenti all’indomani della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo: progressiva, emancipatrice, terreno della lotta sociale e della conquista di nuovi diritti politici, economici, sociali dei lavoratori e delle classi popolari. Leggi la Carta Costitutiva
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dallo Statuto ART.3) L'Associazione si pone come scopo di produrre elaborazioni, studi e programmi che, sul piano teorico e culturale, costituiscano le basi per il lavoro politico teso alla riunificazione in Italia delle forze che si richiamano al marxismo e al comunismo, nel quadro di un confronto con il complesso delle tendenze culturali e politiche anticapitaliste, progressive e democratiche a livello nazionale ed internazionale. Leggi lo statuto
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La crisi mondiale e i rischi di guerra. L'analisi e le proposte del Partito Comunista Libanese  |
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L'inizio dell'anno 2010 registra regressioni socio-economiche molto gravi accompagnate dalla recrudescenza delle guerre imperialistiche contro la maggior parte degli abitanti del Pianeta:
- La crisi capitalista che è esplosa dopo oltre dieci anni di difficoltà, va aumentando. La minaccia di nuove catastrofi, più violente delle precedenti, pesa sul mondo intero.
- Le nuove guerre colonialiste si estendono a tutto il Sud del Pianeta, riportandoci alla mente il periodo tra la fine del XIX secolo e la conclusione della seconda guerra mondiale, nel mezzo del XX secolo quando le grandi potenze hanno spartito il mercato mondiale e, soprattutto, il dominio sulle fonti energetiche e le ricchezze naturali.
- La crisi e le guerre sono molto evidenti nella regione araba, nelle sue due parti orientale e occidentale, per la situazione in Palestina, in Libano o ancora in Iraq e, di recente, nello Yemen e nel Sudan. Leggi tutto |
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La politica dell’Amministrazione Obama minaccia l’umanità |
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di Miguel Urbano Rodrigues |
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Miguel Urbano Rodrigues (1925), figura storica del comunismo portoghese, è un noto giornalista e scrittore, autore di decine di pubblicazioni. In passato e’ stato caporedattore di Avante, organo del Partito Comunista Portoghese e direttore del giornale O Diario. E’ stato deputato del PCP nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra gli editori di Odiario.info (a cui collaborano prestigiosi intellettuali progressisti di molti paesi), dirige oggi l’autorevole sito antimperialista Resistir.info. Le recenti iniziative del governo USA confermano che l’attuale Amministrazione, lungi dal rinunciare a una strategia di dominazione, si propone di ampliarla su molteplici fronti. Ciò che pareva impossibile un anno fa sta accadendo: la politica estera di Obama è più aggressiva e pericolosa in Asia, Africa e America Latina di quanto lo fosse quella di Bush. Leggi tutto |
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Usa e Taiwan: Le solite provocazioni americane  |
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della redazione de lacinarossa.net |
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L’imperialismo statunitense non si smentisce mai, anche con il “democratico e progressista” Obama (il mandante del golpe in Honduras, dell’occupazione militare di Haiti devastata dal tremendo terremoto di gennaio, ecc.): la Casa Bianca ha dichiarato il 30 gennaio di voler vendere armi all’isola cinese di Taiwan per un valore di 6,4 miliardi di dollari, dopo un altro annuncio di analogo tenore nel dicembre dello scorso anno, con la lucrosa fornitura a quest’ ultima di elicotteri Black Hawk, missili Patriot e tecnologia militare di alto livello. Leggi tutto |
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Il popolo honduregno ha scelto la piazza |
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Centimaia di migliaia di honduregni hanno marciato nuovamente per le strade di Tegucigalpa e San Pedro Sula, inviando un messaggio molto chiaro al presidente Porfirio Lobo Sosa: non ci potrà essere riconciliazione senza una giusta punizione per i golpisti e l’inizio di un percorso che conduca alla rifondazione del paese attraverso un Costituente. Leggi tutto |
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Puoi vedere i video della manifestazione: |
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VIDEO1 |
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VIDEO2 |
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VIDEO3 |
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Il vertice di Davos ha visualizzato i molti aspetti della crisi  |
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La crisi annunciata del cuore dell'Europa |
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di Sergio Cararo |
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Il nuovo colonialismo |
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di Rui Paz |
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Le potenze del mondo capitalista e i loro satelliti hanno deciso di tenere a Londra una conferenza sull’Afghanistan, uno degli stati aggrediti dall’esercito americano e dalla NATO dopo l’11 settembre 2001. Per il popolo afgano il bilancio dell’occupazione militare è catastrofico. Le sofferenze e i massacri ogni volta più crudeli superano in disumanità tutto ciò che era accaduto nel paese durante il governo dei talebani, regime appoggiato per molto tempo dagli Stati Uniti e dalla NATO. Leggi tutto |
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Il rabbino capo ucraino contro Yuschenko |
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Il rabbino capo dell’Ucraina protesta clamorosamente contro la proclamazione di Stepan Bandera quale “eroe nazionale” . Nei giorni scorsi, la decisione di Yuschenko ha ricevuto il plauso di Yulia Timoshenko, candidata al ballottaggio del 7 febbraio, che fronteggerà il filo-russo leader del “Partito delle regioni” Viktor Yanukovic. Non hanno preso posizione invece i governi dei paesi occidentali, neppure nella ricorrenza del giorno della memoria. Siamo ancora in attesa di una loro parola di energica condanna per la riabilitazione di un collaborazionista del nazismo, massacratore di centinaia di migliaia di civili (ebrei e non), una decisione assunta in questi giorni da una personalità politica che essi hanno aiutato, nel 2004, a prendere (illegalmente) il potere. Leggi tutto |
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Non in nostro nome
Il governo italiano, con la recente visita del premier Berlusconi in Israele, ha reso il nostro paese complice dell’oppressione del popolo palestinese e delle possibili escalation di guerra israeliana in Medio Oriente.
L’Italia sta fornendo ufficialmente armamenti, investimenti economici, collaborazioni scientifiche al governo israeliano condannato dalle istituzioni internazionali per la costruzione del Muro di segregazione, per i crimini di guerra a Gaza e l’occupazione coloniale dei Territori Palestinesi
Noi, in quanto cittadini italiani, non accettiamo di essere considerati complici di questa politica di oppressione e di guerra
Per questi motivi
Chiediamo la revoca degli accordi militari, commerciali, scientifici, culturali tra le istituzioni italiane e quelle israeliane
Chiediamo la revoca della partecipazione italiana ed europea al vergognoso embargo contro la popolazione palestinese di Gaza ormai da quattro anni sotto assedio
Non c’è pace duratura senza giustizia
Per le adesioni all’appello “Non in nostro nome” scrivete a: noninostronome@libero.it |
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Berlusconi in Israele: frasi e simboli di un filo-sionista senza scrupoli  |
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Comunicato stampa del Forum Palestina |
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La visita di Berlusconi in Israele rappresenta un ulteriore strappo in senso bellicista e filo sionista dell’Italia, ma rischia di venir giudicata solo per il significato superficiale delle frasi ciniche contenute nel discorso tenuto alla Knesset e durante la visita in Israele e in West Bank . Il governo italiano, rappresentato da ben 8 ministri, è partito all’indomani della richiesta di Berlusconi ad Israele di fermare la costruzione di colonie. Una presa di posizione che è risultata utile ad attirare l’attenzione dei media e ad accreditare il cavaliere e i suoi ministri erranti come mediatori. Leggi tutto |
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Le indecenze di Berlusconi in Israele e il nostro Che Fare  |
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di Maurizio Musolino |
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Giovedì mattina apro la posta e trovo una email, a scrivermi è una amica e compagna che da anni è impegnata sul fronte palestinese. Una delle tante attiviste che non si rassegnano e che lavorano, spesso nel più completo silenzio, per dare voce ad un popolo, quello di Palestina, che oggi si vede negato anche il diritto ad esistere. Leggi tutto |
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Le lodi di Berlusconi a Israele  |
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Le lodi di Berlusconi a Israele e gli affari con Tel Aviv nel campo della ricerca, dei trasporti e dei caccia da guerra |
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di Marco Santopadre |
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Dopo le critiche agli insediamenti ebraici in Cisgiordania e l’invito a Israele affinché si ritiri dal Golan siriano, oggi il premier italiano ha decisamente cambiato tono nell’ultimo giorno della sua visita a Tel Aviv, distraendosi durante il passaggio della sua auto accanto al Muro dell’Apartheid, difendendo il massacro di Piombo Fuso come giusta reazione israeliana proprio quando alcuni militari di quel paese ammettono di aver colpito civili ecc. Ma la visita di Berlusconi, al di là delle dichiarazioni più o meno contraddittorie, ha sicuramente comportato un rafforzamento delle complicità italiane con la politica colonialista e guerrafondaia del cosiddetto ‘stato ebraico’, alcune delle quali da tempo oggetto di una campagna internazionale di boicottaggio. Leggi tutto |
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Agli aderenti all’appello del 17 aprile 2008 “Comuniste e comunisti uniamoci!”  |
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Primi firmatari: Domenico Losurdo, Margherita Hack, Manlio Dinucci, Andrea Catone, Mario Geymonat, Guido Oldrini, Domenico Moro, Alexander Höbel, Francesco Polcaro, Giorgio Inglese, Paola Pellegrini, Fosco Giannini, Fausto Sorini, Carla Nespolo, Gianni Pagliarini, Elena Ferro, Giusy Montanini, Francesco Francescaglia, Flavio Arzarello, Francesco Maringiò, Bassam Saleh’, Franco Vaia, Sergio Ricaldone, Luigi Marino, Lidia Mangani, Alvise Ferronato, Giuseppe Ibba, Ezio Lovato, Ruggero Giacomini, Dario Gemma, Libero Traversa, Enzo Apicella, Marino Severini, Giorgio Langella
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A tutte le comuniste e i comunisti |
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Il contesto nel quale matura nell’aprile 2008 l’appello per l’unità dei comunisti è quello in cui, con il disegno dichiarato di dar vita ad un soggetto politico non comunista, il leader del Prc Bertinotti e il gruppo dirigente a lui legato sta portando a compimento il lungo lavorio di demolizione della cultura e della tradizione comunista. La fine dell’ingloriosa esperienza nel governo Prodi e la debacle elettorale dell’Arcobaleno, che porta, per la prima volta nella storia italiana, all’esclusione dei comunisti dal parlamento, rendono più acuta e drammatica la questione comunista. Leggi tutto |
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TRIBUNA |
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Teniamo aperta la riflessione, a tutto campo |
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La scadenza congressuale del principale sindacato italiano, la Cgil, coincide con la più pesante crisi dal dopoguerra ad oggi e con le sue drammatiche conseguenze nella vita quotidiana di milioni di cittadini. Due mozioni si confrontano dallo scorso novembre, periodo in cui sono iniziate le assise territoriali e di categoria che porteranno l’organizzazione all’appuntamento nazionale del sedicesimo congresso, tra il 5 e l’8 maggio 2010: quello del segretario generale Epifani “I diritti e il lavoro oltre la crisi” e quello alternativo presentato dai segretari di tre categorie, Rinaldini della Fiom, Podda della Funzione pubblica e Moccia (primo firmatario) della categoria dei bancari e assicuratori intitolato “La Cgil che vogliamo”.
Per la prima volta, negli ultimi dieci anni, la più grande confederazione sindacale italiana svolge il proprio congresso su documenti contrapposti. Una modalità quindi che delinea il carattere decisamente importante, potremmo dire “decisivo”, per il futuro della Cgil stessa, sia per il contesto in cui cade (accordo separato, recessione economica, crisi della sinistra), sia per le diverse strategie che si confronteranno nel dibattito.
Alcune questioni di fondo sono chiamate ad essere affrontate: qual è il sindacato di cui hanno bisogno le vecchie e nuove categorie del mondo del lavoro salariato nel XXI secolo, quali devono essere le sue basi di classe, la sua forma organizzativa, i suoi valori fondanti, la sua linea, il suo programma?
Dalle risposte a questi interrogativi dipendono probabilmente sia il destino futuro di milioni di lavoratori e lavoratrici in questo Paese che la natura stessa di una sinistra politica in Italia.
L’area dell’Ernesto ha analizzato con serietà e rigore il dibattito congressuale della CGIL e, pur riconoscendosi più sull’impianto di analisi e di proposta emersi dal documento 2(che sosteniamo), intende mettere a disposizione il proprio sito per una vera e propria tribuna sindacale, esente da posizioni preconcette e aperta a tutte le voci. Chiamiamo al contributo tutte le aree di pensiero espresse all’interno certamente della CGIL, ma anche a quelle riconducibili a forme sindacali di tipo extraconfederale, convinti come siamo che solo un confronto aperto a più teste possa costruire la strada da percorrere per raggiungere l'obiettivo della ricostruzione di un sindacato unitario e di classe. |
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Che scandalo: il congresso Cgil discute su diverse scelte sindacali!  |
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di Giorgio Cremaschi |
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Con l’accordo sottoscritto dai sindacati dei chimici dovrebbe essere chiaro a tutti che in Cgil ci sono linee diverse, se non opposte sulle scelte contrattuali. I chimici della Cgil hanno sostanzialmente accettato ciò che i metalmeccanici della Cgil hanno totalmente respinto. Questa diversificazione profonda non avviene su una piccola questione, ma su temi di fondo che riguardano il futuro dei contratti nazionali, i diritti, il salario flessibile, insomma, sulla vita stessa del sindacato. E’ incomprensibile allora lo scandalo di chi si lamenta che questo congresso sia con diverse mozioni. Dovrebbe essere normale che un congresso decide sulla politica sindacale e che quando ci sono posizioni diverse, siano gli iscritti a scegliere. E’ chiaro che non possono avere contemporaneamente ragione coloro che accettano il nuovo sistema contrattuale e coloro che lo respingono subendo gli accordi separati. Continuare a far finta che scelte opposte siano valide entrambe è un segno di crisi della Cgil che va affrontato fino in fondo. Leggi tutto |
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Oltre la Crisi Note sul congresso della CGIL |
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di Tonio Rossa |
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La CGIL pone con forza l’obiettivo dell’uscita dal neoliberismo, “estremo” o “temperato” che sia. Una discontinuità con pratiche burocratiche rigide, chiuse ed autoconservative, si costruisce solo con una forte sinistra di classe, trasversale alle categorie ed alimentata dalle lotte dei lavoratori |
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La CGIL è rimasta l’unica grande organizzazione di massa a portare avanti una resistenza di classe in questo Paese. Nell’epoca di una crisi del capitale gestita dai neoliberisti, se non siamo in grado di prospettare delle alternative di sistema non andremo mai oltre la declamazione di slogan giusti -“la crisi non la paghiamo noi”- ma che rischiano di apparire un inutile esorcismo, perché la crisi la stanno continuando a pagare integralmente i lavoratori. Questo XVI Congresso della CGIL ha questa incognita davanti a sé: come confermare e rendere riconoscibile un progetto di classe per superare da sinistra questa crisi. Leggi tutto |
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Perché sostengo il documento “la CGIL che vogliamo” |
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di Giusy Montanini |
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L’elemento centrale del documento La CGIL che vogliamo è costituito da una netta discontinuità col passato per affermare nella pratica rivendicativa un’autonomia negoziale della contrattazione confederale e categoriale a tutti i livelli. Alcune grandi questioni – “una nuova “scala mobile”, la revisione radicale della previdenza integrativa, la riduzione di orario - non sono ancora all’ordine del giorno nel dibattito congressuale. |
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La CGIL affronta il prossimo congresso con due documenti. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, però in questo caso la composizione dell’una e dell’altra mozione ha caratteristiche nuove, per la eterogeneità dei firmatari dell’uno e dell’altro documento, che rendono sicuramente preminente la questione del merito su quella di appartenenza. Primo firmatario del Primo documento, “i diritti e il lavoro oltre la crisi”, è Guglielmo Epifani. Leggi tutto |
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Perchè, da comunista, voto il documento Epifani |
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di Lidia Mangani |
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Mi è capitato di leggere nei siti di area comunista appelli a sostenere il documento alternativo nei congressi della CGIL, cosiddetto documento Moccia. Ho anche notato che il documento della maggioranza del direttivo nazionale non viene nemmeno pubblicato, quasi che si ritenga inutile che i compagni e le compagne possano assumere una decisione sulla base di un giudizio di merito dei documenti stessi. I comunisti che sostengono il documento n. 1 della maggioranza non sono per niente pochi, eppure chissà perché, non se ne dà conto, né si apre una discussione, ad eccezione del dibattito aperto dall'Ernesto. Leggi tutto |
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La morte del P.C.I., un suicidio “assistito”  |
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di Domenico Moro |
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La fine del PCI è uno degli avvenimenti chiave della storia recente, le cui conseguenze sono state pesanti sulla sinistra e sull’intero Paese. Eppure, la discussione sulle cause di quella morte è stata scarsa, a riprova della limitatezza teorica della sinistra. Recentemente si sta assistendo, però, ad alcuni tentativi di colmare il deficit. Tra questi è il libro di Guido Liguori, “La morte del PCI” (manifestolibri, euro 20,00, pp.155). Si tratta di un lavoro che ha due pregi. Il primo è quello di essere molto dettagliato, dando conto di tutte le posizioni politico-teorico presenti nel PCI, il secondo è di essere di facile e appassionante lettura, quasi come un giallo. Leggi tutto |
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Care compagne e cari compagni, è uscito il secondo numero speciale di Marxismo Oggi su “La crisi del capitale e il ruolo dei comunisti”. Per visionare l’indice, la copertina e la contro copertina clicca qui |
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